PROSSIMO INCONTRO
MATTEO BRIGHI ERA
UN RAGAZZO COME NOI
TONINO CAGNUCCI
Paolo Rossi contro il Brasile non giocò così bene come stanotte Matteo Brighi contro il Cluj, e questo primo posto parziale è già molto più importante di quel Mondiale. Ma l’anno di riferimento non è l’82, piuttosto il 1984: niente Orwell, il muro è caduto anche da queste parti, però resta alto per ogni romanista quello del Trenta Maggio. Si parla di questo, si parlerà sempre di questo. Questa è la Coppa dei Campioni, l’anno che verrà potrebbe essere quello che non è mai passato. C’è magia per forza nell’aria in Transilvanìa: aglio, bandierine e paletti, la ragnatela del Barone, quella del Conte Vlad, Bela Lugosi, Siouxie and the banshees, Totti che spara ai vampiri la pallottola d’argento nello stesso secondo in cui un capitano del Liverpool segna ad Anfield. Chi era? Steve Gerrad o Graeme Sounnes? Let it be, lascia che il sogno sia questa notte che era iniziata come una specie di Underworld, lupi mannari contro i vampiri anche se la trasformazione era avvenuta già prima di partire: il modulo, lo spirito, persino il respiro. La giugulare di De Rossi non è stata azzannata, sono i lupi che lo fanno. Questa notte da - 9 (clima da laziali) in cui Zaninelli torna in porta (Segna Pruzzo Cinque Reti), è una notte di luna che cresce, un figlio che nasce (e tu lo vuoi). La Roma cresce, la luna cresce e tanto per sentirsi al sicuro Abramovich (visto che è secondo) se n’è già comprato un pezzo. Non chiediamo la luna, ma di continuare a guardare le stelle, si diceva da queste parti in tempi ben più cupi (so’ finiti: Forza Roma, forza Lupi). Intanto qualificarsi agli ottavi sarebbe un piccolo passo per la squadra ma un grande passo per la società.
Notte di Roma, notte da Roma. Dove la neve era quella di Tromsoe o Norimberga e non quella di Dresda o Praga. Dove il ghiaccio è stato rotto dal gol di un ragazzo che esulta come si faceva una volta quando il calcio era soprattutto pallone e quindi lui (altro che Paolo Rossi) resta un ragazzo come noi. E il Grande Freddo non è un film che ci racconta di antiche illusioni, ma di sogni. Di Coppe e di Campioni.
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fonte: Roma-Citta.it
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8 2 2010
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