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QUESTA E' L'ULTIMA SETTIMANA DE IL ROMANISTA


AS ROMA | 21-02-2009 - ore 15:07
Per ora. Noi speriamo di tornare, siamo determinati a tornare in edicola presto. Ma intanto il 1 marzo ci incontreremo su queste pagine per l’ultima volta. Accade questo. Nel 2004 questo giornale, questo piccolo glorioso giornale unico al mondo, era nato sul presupposto economico di superare il traguardo dei tre anni e guadagnare così il diritto ai cosiddetti "contributi dell’editoria", ovvero, ogni anno, il rimborso di circa il 50 per cento dei costi. In questo modo i conti sarebbero tornati in equilibrio e i romanisti avrebbero avuto per sempre il loro quotidiano. Qualcosa però non ha funzionato. Un intoppo burocratico, diciamo così. La questione non è semplicissima ma vale la pena di seguirci.
Siamo partiti il 10 settembre 2004 e quindi tre anni dopo, il 10 settembre 2007, abbiamo vinto la nostra maratona. Ma era solo la prima tappa. La legge prevede infatti che è da quel momento in poi che si maturano i contributi. E quindi, per il 2007, li abbiamo maturati dall’11 settembre al 31 dicembre. In tutto, 450 mila euro. Poco, nulla rispetto alle decine di milioni di euro che tutti i giornali percepiscono ogni anno in base alla legge sull’editoria. Ma per noi quella somma era, è la vita.

E ce l’eravamo meritata tutta.

Nel gennaio 2008 abbiamo presentato regolare domanda, che abbiamo integrato a giugno con il bilancio 2007, approvato e certificato. Il 27 ottobre la Commissione tecnica del dipartimento editoria della presidenza del Consiglio ha dato parere favorevole, ma il capo del dipartimento ha deciso di chiedere un ulteriore parere all’Avvocatura dello Stato. Perché? Perché mentre "Il Romanista" faceva la sua corsa, qualcuno aveva cambiato le regole, senza tener conto di chi era già partito. La data da tenere a mente è il 23 dicembre 2005. Una norma contenuta nella legge finanziaria ha eliminato, a partire dal 1 gennaio 2006, la possibilità di concorrere ai contributi per le società a responsabilità limitata controllate da cooperative; e ha alzato il termine dopo il quale si ha diritto ai contributi da tre a cinque anni per tutte quelle società editrici costituite dopo il 31 dicembre 2004. In pratica, ci avevano messo fuorigioco. Se non fosse che il 29 dicembre, e quindi ben dentro i termini delle nuove norme, I Romanisti si sono trasformati in cooperativa. E quindi per ogni singolo giorno di vita di questo giornale, abbiamo rispettato i requisiti richiesti dalla legge. Perché questa è una trasformazione, lo spiegano anche i manuali di diritto privato.

Ma torniamo al 2008, l’autunno del 2008. Il parere dell’Avvocatura, richiesto a ottobre, non è arrivato a novembre, non è arrivato a dicembre. E’ arrivato a metà gennaio, quando la cooperativa aveva naturalmente ormai quasi esaurito le risorse per andare avanti (essendo questa una vera cooperativa di giornalisti, senza nessun finanziatore occulto alle spalle). A metà gennaio l’Avvocatura ha dato il suo parere ed è stato negativo, spostando il nostro diritto ai contributi a partire
dal 29 dicembre 2008 (invece che dall’11 settembre 2007).

Una decisione ingiusta, illegittima e illogica che abbiamo subito impugnato al Tar. Ma qualche giorno fa il Tar ci ha risposto: ci ha detto che non è urgente, ci ha detto di fare ricorso ordinario. Altri sei, nove mesi forse. Un termine che purtroppo non possiamo aspettare. E quindi abbiamo presentato un nuovo ricorso al Consiglio di Stato, sperando che capiscano l’urgenza di privare la città di un quotidiano che ha quasi cinque anni di vita, di privare i tifosi della Roma di un punto di riferimento, di beffare tutti quei creditori che ci hanno dato fiducia, che hanno creduto in noi e in questo progetto. Ma soprattutto speriamo che qualcuno capisca l’urgenza di privare 20 famiglie di un posto di lavoro che è stato costruito e difeso ogni singolo giorno con la serietà di ciascuno dei nostri giornalisti, delle nostre segretarie, della nostra amministrazione.

 

Il Consiglio di Stato deciderà nei prossimi giorni. Ma intanto il 1 marzo andremo in edicola per l’ultima volta.



Sperando di tornare presto,
sperando di restarci per sempre.



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