siamo su Facebook
Feed RSS
Antonello Colonna
| Giocare per la Roma |
|
|
|
| Scritto da Redazione |
| Domenica 24 Aprile 2011 07:44 |
|
TONINO CAGNUCCI Per fortuna che c’è Totti. È un bellissimo apparente paradosso quello che è capitato: sarebbe dovuta essere la sua partita per i gol da fare e invece è diventata sua proprio giocandola senza mai pensare al fatto di dover segnare. Più che se avesse fatto tre gol, è diventata la partita di Francesco Totti. È stata la cosa più bella di ieri. Più bella di Biava, più di Di Canio che si confessa romanista, più della notizia della conferma di Reja (si va per 7), e persino più delle dichiarazioni di Lotito che dopo "a colpa è der laser" ieri giustamente ha sentenziato che "a colpa è der campo".
Chi è grande non segue mai la grandezza degli altri, il più delle volte nemmeno conosce la propria, ed è quella la vera forza. Ieri Totti ha giocato letteralmente a pallone. Con nonchalance, naturalezza, impegno, corsa, sudore, con gesti bianchi da tennis ma anche con voglia da oratorio. Un concentrato di vecchi valori che sanno di scarpini e stadi pieni. Domenica da fettuccina. Ha fatto due lanci Anni 80, quando la differenza la faceva soltanto il rapporto cuoio-piede e non quella muscoli-ematocrito. E ha sempre giocato per la Roma. Soltanto per la Roma. Che bella espressione, giocare per la Roma. Ieri Totti l’ha fatta cantare. L’ha fatto fisicamente vedere cosa significhi giocare per la Roma. La cosa grande è che lo ha fatto nella partita in cui persino da tutti gli altri gli veniva richiesto di pensare a se stesso e basta. Come se sapesse che poi la Lazio avrebbe perso, che pure l’Udinese avrebbe perso, che ancora si può arrivare quarti, e vincere a San Siro per la Coppa Italia, che ancora si può sognare. Che si deve farlo. |

News



