Razzistimai. Non lo siamomaistati e mai lo saremo. Il razzismo non ènelnostroDna. E non potrebbeentrarcineanche con i calcidiTotti. Roma e la Roma non conosconoproprio i confinitrarazze, culture, coloredellapelle, sesso e religioni. Abbiamoconquistatoilmondo, anche se tanto tempo fa, e abbiamovisto, conosciuto, e regnatosutantagente. Siamostatiabituati fin dallanascitadellacittàaigrandilottatorineri del Colosseo, aigrandipugili e agliatletidiogninazionalità. Farcipassare per quelliche non siamoè grave, e meritagrandirisposte e mobilitazioniforti. Oltreaicomunicati. Eravamo per l’omosessualità e per l’amoredigruppoquandoglialtriabitanti del pianetacercavanoancoradiaccendereilfuoco, figuriamoci se cisipuòaccusarediprovincialismi e piccineriemeschine come ilrazzismo.
Giocatori in silenzio, parla solo Franco Baldini. Quandosipresentaalletelecameredi Sky dalfischio finale sonopassati quasi trequartid’ora, troppopochi per digerireunasconfittapesantissima in termini diclassifica, abbastanza per provare a mettereinsiemeun’analisidellaserata. Un anno fa dopo la sconfitta a Lecceildirettoregeneraleparlòdell’aspettomentaledellasquadra: che le considerazionidiallorasianoancoraattuali? «Direichel’annoscorso la squadra non aveva la vogliadivincere la partita, stavoltacel’haavuta con risultatimodesti, ma direiche non èilcasodiripeterequellafrase, hannodatotutto in campo. Andreazzoli ha propostocambi per dare freschezza ma ilChievosièchiusomoltobene e abbiamofallitodelleoccasioniimportanti».
«Glianni 80, la nostrastoria… Le vostregestatrionfanoancora!». Occupa in larghezzatutta la curva, lo striscioneche la Sud ha preparato per festeggiare i protagonistidelloscudetto ‘82/83, a trent’annidallaconquistadiqueltitolo. E cisarebbedavveropiaciutochefossero in tanti a riceverequell’omaggio. Per carità, molti – ancheinvitati – non sarebberoprobabilmentevenuti, chi per impegniprofessionali, chi per lontananzageografica.
«La finale diCoppa Italia con la Lazio? Saràunafesta in cui Roma siferma. Per me è come una finale di Champions League». Non èun’iperbole, non èunafrescaccia, per dirlaallaromana, èilsentiredi Francesco Totti. Un comunesentire, comune per unavoltaairomanisti e ailaziali, cheperò a differenzanostra, a oggi, non sannoancora chi saràillorocapitanoil 26 maggio. Francesco siconfessa a Kicker-Sportmagazin, la principalerivistadi sport made in Germany. Oltre a sottolinea e l’importanzaquisquipediale del derby del 26, Tottiracconta come fu mamma Fiorella a scegliereTrigoria e non Formello. «Lei decise per la Roma. Se fosse statoaltrimentil’avreiuccisa...».
«Il turnover? Qualcosafaremo». Andreazzoli lo ha ammesso, cistariflettendo, è quasi sicurochepiùdiqualchetitolarestaserasiaccomoderà in panchina. I diffidatiLamela, Florenzi e Torosidis, per esempio. Il tecnicopotrebbeapprofittaredellapresuntafacilità (presunta) dell’incontroanche per rischiare un "esperimento": Destro e Osvaldoinsieme in attacco. Magari con Tottiallelorospalle. Partiamodalnumerouno. «Un numerounoassoluto», lo ha esaltatoAndreazzoli. Lobont lo èsicuramente, lo è per numerodimaglia e per la professionalitàdimostrata in questiannidagregario. La fratturanasale non è un ostacolo, potrebbegiocare con la mascherinaprotettiva.
Cercarediimprigionare Nils Liedholm in unadimensioneprivadisfumatureèprofondamentesbagliato. Lo svedese ha saputoessereilfilosofoimpassibilechedopo i golsegnatiammoniva i suoigiocatoriricordandogli: “Voifesteggiate, ma ricordatevicheaveteperso la palla”, ma anchel’uomoincrollabilmenteconvintodeipoterimagicidi Mario Maggi, un guaritoreoriginariodiTarquiniache lo avevaliberato in sole tresedutedall’ulcerache lo tormentava.