Razzistimai. Non lo siamomaistati e mai lo saremo. Il razzismo non ènelnostroDna. E non potrebbeentrarcineanche con i calcidiTotti. Roma e la Roma non conosconoproprio i confinitrarazze, culture, coloredellapelle, sesso e religioni. Abbiamoconquistatoilmondo, anche se tanto tempo fa, e abbiamovisto, conosciuto, e regnatosutantagente. Siamostatiabituati fin dallanascitadellacittàaigrandilottatorineri del Colosseo, aigrandipugili e agliatletidiogninazionalità. Farcipassare per quelliche non siamoè grave, e meritagrandirisposte e mobilitazioniforti. Oltreaicomunicati. Eravamo per l’omosessualità e per l’amoredigruppoquandoglialtriabitanti del pianetacercavanoancoradiaccendereilfuoco, figuriamoci se cisipuòaccusarediprovincialismi e piccineriemeschine come ilrazzismo.
La differenzaèciòchearricchisce la societàcivile, ciòche fa realmentecultura, èculturastessa, scambio, innovazione, scoperta, arte, crescita. Il puntodidifferenzafra la Roma e la Lazioèesattamentequesto. La differenzatra la Roma e la Lazioèesattamenteilpunto. Che poi puòessere un entegeometricofondamentale, un segnograficodamoltepliciusi, chepuòindicareilprodotto in matematica, segnalare le migliaia, la duratanellamusica, ilpassodi un brano, l’istantepreciso in cuisiverificaqualcosa, la posizionediuna nave, persino un trattodifilopassato con l’ago, o, ancora, la fine di un periodo. Ecco, sì, questa pare la piùgiustatra le definizioniparticolari, ilpuntofra Roma e Lazioèanche la fine di un periodotroppolungo: due anni sotto a loro. Qualcosadiantistorico.
Un murogiallorosso. Saràquestodomenica sera la metàromanistadell’Olimpico. Sarannocosìsoprattutto la Sud e i Distinti in un Olimpicochenelle Tribune èancorasemivuoto. Sarà un murod’amore, un murodipassione, illuogo dove riversaretutta la vogliadirenderememorabilequestastagione. E come ognimurochesirispetti, anchequellodell’Olimpicoromanistasaràcompostodaun’infinitàdimattoni. Come un quadroimpressionista, l’immaginecomplessiva data daunaseriedipiccolicolpidipennello, in questocasomigliaiadimagliesciarpe e bandieredella Roma.
James Pallottaèsbarcato in Italia. Vivràancheluiintensamenteil count down cheporteràalla finale diCoppa Italia allaqualesaràovviamentepresente. Unasettimanapienaquella del presidentegiallorosso, unasettimana in cuisimetterannoanche le basi per ilfuturo. Unasettimanainiziataperò non nellaCapitale, ma a Milano, intervenendo al workshop "Il calciochevogliamo", organizzatodallaGazzettadello Sport. Dove non ha parlato del derby, cioè del futuroprossimo, ma diquellochesarà, chepotràessere del pallonenostranotraricavidaincrementare, impiantidacostruire e problemidarisolvere.
Cinquantamila euro dimulto e una partita dadisputare con la CurvaSudchiusa. Tantosonocostatialla Roma «grida e coriinsultanti, espressivididiscriminazionerazziale» rivolti verso il 39’ dellaripresa «ad un calciatoredialtraSocietà». Il calciatoredialtrasocietàè Mario Balotelli, oggettodeibuuusiaall’Olimpicosia a San Siro (l’Inter, però, se l’ècavata con la multa). La prima partita del prossimocampionatosigiocheràcosìsenzatifosi in curva e al momento la Roma non prevededi fare ricorso, ancheperché la posizionedellasocietàrestaquellaespressadalpresidentePallottanelcontesto del discorsosulfuturostadio: «Gliaspetti del razzismo e dellaviolenzasonocasiisolati, vannocombattuti con soluzioniindividuali. La Roma non dev’essereassociata a questecose solo per colpadialcuniindividui».
Sì o no, ma a pattodisaperloentro un paiodisettimanedalla finale diCoppa Italia. Èil tempo che la Roma avrebbeconcesso a Walter Mazzarri, cheieri ha dettoaddio al Napoli, per dare unarispostadefinitiva. Sulpiattoc’èun’offertaimportante, ma c’èsoprattutto la possibilitàdiunasfidaesaltante, un’esperienzanuova in un ambienteche ha fame divincere. Il secondonomebuono, secondo non per importanza ma per le probabilitàchearrivi, èMassimilianoAllegri. Stop. Al momento non cisonoterzepiste.