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Antonello Colonna

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Totti: "Finché ce la farò ci sarò" PDF Stampa E-mail
Sabato 04 Settembre 2010 10:57

«IL GIORNO in cui mi accorgerò che non sono più Totti mi tirerò fuori da tutto. Ma più tardi possibile». Ancora una volta, con la consueta semplicità e chiarezza, Francesco Totti parla del suo futuro. E lo fa dalle pagine del Venerdì di Repubblica, che gli dedica un servizio intitolato "Alta fedeltà, chi non cambia maglia da Capitan Totti a Zanetti".
    L’occasione dell’intervista è data dall’incontro tra Francesco e Luca Di Bartolomei, figlio di Agostino, che qualche giorno fa è andato a Trigoria per consegnargli la maglietta indossata da Ago il 30 maggio 1984 contro il Liverpool. Totti la accarezza, poi racconta, in un mix tra passato, futuro e eternità: «Non mi sono mai pentito di essere rimasto nella mia città e nella squadra per la quale ho sempre tifato. Non è stato facile, ci sono i pro e i contro. Ho il vantaggio - ha aggiunto - di conoscere tutto, ogni filo d’erba di questo ambiente ma anche lo svantaggio di essere sempre al centro dell’attenzione. Sono orgoglioso della mia scelta, di cuore e di testa». Altri grandi campioni, come Baggio, hanno però fatto una scelta diversa: «È rispettabilissima, ma è come se io mi trasferissi alla Lazio, piuttosto smetto. Se la Roma venisse acquistata da un’altra proprietà che non mi vuole più anche io sarei costretto ad andarmene». L’ipotesi però è più che remota: Totti è alla Roma da sempre e per sempre.
    Per accorgersene basta leggere ancora l’articolo a firma di Emilio Marrese che descrive nei dettagli il suo ufficio a Trigoria: c’è in cornice la maglia della partita col Cesena, la prima della diciannovesima stagione in giallorosso, quella azzurra di Berlino, quella, sempre azzurra, del cucchiaio degli Europei, oltre al 45 giri originale di Grazie Roma cantata da Antonello Venditti col coro dei giocatori giallorossi. Circondato da tanti cimeli, Francesco racconta ancora: «Non ho mai pensato a cosa farò quando smetterò, neanche di notte in sogno. Mi sento ancora calciatore. Il giorno che mi accorgerò di non essere più me stesso e non troverò più, in campo, quello che oggi ancora mi riesce sarò il primo a gettare la spugna. Non voglio finire in panchina, non voglio essere uno che gioca dieci partite l’anno. Appena sento che non sono più Totti mi tiro fuori da tutto. E spero che ciò accada il più tardi possibile». È quello che sperano tutti i tifosi della Roma che, adesso, non vogliono pensare neanche per un istante a quanto sarà brutto il momento in cui Totti dirà basta. Prima ci sono tante altre partite da giocare, una in particolare: «Due anni fa avrei voluto giocare la finale a Roma ma non ci siamo riusciti, spero di avere un’altra occasione». Mentre lo dice, indossa la maglietta di Ago. Quella notte là.

 

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