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Antonello Colonna
| La lettera di Paolo Castellani a Luca Di Bartolomei |
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| Lunedì 06 Settembre 2010 10:26 |
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Caro Luca, Ci tengo a dirti che custodisco la maglia di Agostino come una delle cose più care che ho. Non è per me solo un eccezionale cimelio sportivo, non è un simbolo o una bandiera (le bandiere vanno con il vento, servono solo a essere sventolate al momento del bisogno e poi vengono riposte e dimenticate, sosteneva qualcuno...). E’ qualcosa di più, che io conservo, ma che appartiene a tutti, a tutti coloro che amano la Roma, e che con gli stessi colori di questa maglia le hanno scritto “Ti amo”, a tutti coloro che Agostino non l’hanno mai messo da parte e per i quali rimarrà sempre il Capitano. Non è vero che c’è solo un capitano, è ingiusto, io non l’ho mai cantato; ognuno sceglie il suo, senza nulla togliere a chi è venuto prima o verrà dopo. Il mio era Agostino.
Soprattutto quella maglia è qualcosa che mi fa pensare a immagini, suoni, canti... Una "luce bianca" (grazie, Massimo) in una notte di fine maggio, che sarà buia e tempestosa; uno sparo improvviso in un mattino di fine maggio, nell’ora in cui da poco si è levato il canto delle allodole; il buio di un tunnel; un uomo che sbucava da un tunnel indossando orgogliosamente i colori di noi tutti; la scomparsa di un punto di riferimento; l’addio di un padre. E tutto questo mi fa risuonare in testa un canto, che inspiegabilmente riassume tutto... Paolo |

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