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CARMINE FOTIA
La mano del boia di Sakineh per il momento si è fermata. Siamo felici di aprire il giornale con questa notizia. E siamo ancora più felici di poterlo fare senza che ciò appaia in contrasto con la sua natura di quotidiano dedicato alla passione romanista, anzi la esalti.
Sì, perché, come ha scritto l’autorevolissimo "Corriere della Sera", e come scrive qui accanto uno dei più autorevoli giornalisti iraniani, Francesco Totti è diventato il testimonial più importante della battaglia per salvare Sakineh dalla lapidazione. Accanto al suo, l’impegno della presidente Rosella Sensi dimostra che non si tratta solo di una lodevole iniziativa individuale, ma di una “filosofia” romanista.
Lo stile Roma ha trascinato anche gli altri presidenti spingendoli a una comune posizione a favore di Sakineh. . La nostra idea è che quella grande passione popolare che è il calcio possa essere la leva per affermare valori positivi, il veicolo per sostenere cause giuste. Non è la prima volta che accade: come ha raccontato a Paolo Marcacci Giuliana Sgrena (la coraggiosa giornalista de "Il Manifesto"> rapita in Iraq), anche allora l’intervento di Francesco contribuì alla sua liberazione.
Così il calcio spezza le sbarre di quella gabbia dorata fatta solo di soldi, sponsor, tv nella quale in troppi vorrebbero rinchiuderlo. Un mondo virtuale dove le persone in carne ed ossa possono essere sostituite da sagome di cartone (è accaduto di recente nello stadio della Triestina). Il piccolo problema è che le sagome di cartone non sentono nulla, non hanno un cuore che pulsa, non possono emozionarsi.
Sono fantocci. A qualcuno piacerebbe che anche noi tifosi fossimo così.
E invece siamo uomini e donne in carne e ossa, viviamo immersi nel nostro tempo, ne conosciamo i drammi e non li dimentichiamo quando gioiamo per i trionfi della nostra squadra. Non siamo persone a una dimensione, ma tutte intere. Abbiamo un cervello e un’anima. E siamo pronti a metterci il cuore nelle belle battaglie, in tanti, se possibile, anche da soli, quando necessario, con le nostre belle bandiere contro il cinismo e l’indifferenza.
Per fare migliore il calcio servono a poco tessere discriminatorie, ferocia repressiva, stadi blindati. Serve dimostrare che anche il buon calcio può migliorare il mondo. E per questo ci vogliono esempi di lealtà, di onestà, di rigore morale. Serve dare il buon esempio ai tanti ragazzi che ti vivono come un idolo, indicare loro la strada dell’impegno civile, della cittadinanza consapevole. Lo dai con quei fiori per Sakineh, ma anche quando - Francesco l’ha fatto ieri con Riise – stai vicino al tuo compagno che sta male.
Tutto questo Francesco lo sa. E anche per questo lo amiamo ogni giorno di più. Per questo siamo con lui al fianco di Sakineh e degli altri quattordici esseri umani che rischiano la lapidazione. Lo siamo oggi, lo saremo domani e sempre. Perché la dignità e la libertà degli esseri umani sono come l’aria: senza non possiamo vivere, neppure sulle tribune di uno stadio. |