Chebarbaquestaneve, le stradedi Roma finiscono per assomigliare a quelledi Milano, ilche, senzaoffesa per nessuno, non èesattamente un complimento. Milano ètriste, perennementeimmusonita. Persino per il concerto di Paul Mccartney, il 27 novembre, non ho fattoaltrochevederefacceincazzate. «Aho – penavotra me e me – ma vieneunodei Beatles e non sietemancocontenti?». Poi guardavoilpaesaggiolunare, avvoltodallanebbia, del Forum d’Assago, unasortadicarcere Spielberg antelitteram e capivotutto.
Alcunisimboliromanistisonofiniti a Milano, quasi tutti sisonointristiti, sciolti in unamalinconiaavvolgente. RicordateBatistuta? L’ultimo Roma–Inter con la casaccadella Roma lo disputòil 16 novembre 2002. Non era più, da tempo, il Re Leone, lo testimoniavaanchel’anonimo “33” scelto come numerodimaglia. D’accordo, “33” in omaggioalle sue primavere in quelmomento, ma quelnumerofacevatanto“visita del dottore, con termometro e lingua tiratafuori”. Ebbene la lingua diBati era veramente a terra, dapiùdi un anno: infortuni, sceltetecniche, scampolidigara. Eppure, quel 16 novembre, vedendo le casacchenerazzurreinventòilsuo ultimo ruggito, ricordate? L’azionepartìda Gianni Guigou, unochesi era specializzatonel far andare fuoridaigangheri Fabio Capello: «Ma proprio a me – gridavailtecnicodiPieris – dovevacapitarel’unicouruguagioche non mena?». Gianni Guigoul’unicouruguagioche non picchia, al 27’ di Roma–Inter, sulrisultatodi 1-1, fecepartire un traversonedalla fascia sinistra. Un traversonelungo, infinito, Bati, diprepotenzas’infilòtra due giocatoridell’Inter e al volo, dipiattodestrofeceseccoToldo. Un golfantastico, in puro stile dauomodella pampa. La festaandòditraverso a un minutodalla fine, colpadi un calciod’angoloinesistenteconcessodaRacalbuto e di un colpoditesta del solitocarneade, tale Okan. L’ultimogol in A con la magliadella Roma, a quanto pare, conquistòMoratti, che non avevamaidigeritodi ave dovutoalzarebandierabiancanellatrattativachenel 2000 avevaportatol’argentino a sceglieretra i nerazzurri e la Lupa. Batistutaarrivòdunque a Milano e ce lo trovammodifronteil 6 aprile 2003 come un pesced’aprileormaifuori tempo massimo. Entrò a quattrominutidalla fine, sostituendoRecoba, vale a dire uno, cheai tempi d’oro non gliavrebbeneanchelucidatogliscarpini. Avevauna fascia nerasullafronte, come un tennistaspompatonegliultimi game diqualchetorneo del sottoclou …. tipo Open diGrottaferrata o InternazionalidiCrotone. Il risultato era sul 3-3, unagararocambolescacheavevavisto la Roma recuperare due reti al passivo e colpire un palonel giro diquattrominuti. Vedendoloentrare, tutti abbiamopensato la stessacosa, senzadirla, confortatidalcronometro ….«Beh, mancano solo quattrominuti, cosavuoichefaccia?». Al minuto 43’ Batistutacolpìilpalo, l’ultimofotogrammadavantialla Roma, un palochecievitòunabeffacolossale. A propositodiritorniall’Olimpicoda ex, ècuriosaanchequellachepuòraccontareAmedeoAmadei. Era il 28 novembre 1948. Il frascatano era passatoainerazzurridapochesettimane. L’approdo a Milano era stato un toccasanadalpuntodi vista economico, dolorosissimodaquellosentimentale. Amadei era romanistafino al midollo, quelgiorno, daprofessionistacercòdicalarsineipannidell’avversarioimmarcabile, ma unavoltadavanti al pubblicodelloStadioNazionaleandònelpallone. Si emozionògiàquandoAngelinoCerrettisiavvicinò per salutarlo. Amedeogliappoggiòunamanosullaspalla e sorridendoscambiòqualcheparola con lui... Unavoltainiziata la gara non toccòpalla, vagandosmarritoneipressidell’areadirigoredifesadaRisorti. La Roma quellagara la vinseuno a zero grazie al goldiPesaola e alla fine Lorenzi, imbestialito, siavvicinò ad Amadei per lamentarsidellasuaprovaabulica. Non finìl’invettivaperchéAndreoli, capitanogiallorosso e grandeamicodiAmadei lo preseletteralmente per ilcollo: «Lascialo stare!». Cifu ben piùsoddisfazione a prendere a pallonate un ex non proprioamato, il 12 febbraio 1995. Si trattavanientemenochediOttavioBianchi, il Mister che ha tentato per decennidispiegare a se stessocosaci fosse diprofessionalenelnegare al pubblicodivedere Bruno Conti in campo, in almenounadellegare del suo ultimo torneodiserie A. QuelgiornoBianchi (molto prima diquelsimpaticonediMourinhofului a brevettare la modadilasciareilcampomentre le sue squadrefesteggiavanoscudetti e coppe), dovettesnocciolare con calmatregoldi Abel Balbo. Guidaval’InterdiBergkamp (ma in campoc’eraancheDelvecchioquelgiorno), cheassomigliavamolto al migliorAmleto. Mentrel’olandesevolteggiasulpalcoscenico, Balboinfilaunabombardasucalciodipunizione, quindiraddoppia con un precisodiagonaledafuori area e infinetriplicadopounosplendidoduetto con Francesco Totti. E Bianchi? Chi era costui? Megliomoltomegliochiudere con il 3-0 con cuiregolammol’InterdiBernardiniil 4 marzo 1928. Alla fine dellagara i tifosicostrinseroFuffo a indossare la magliadella Roma sopraquelladell’Inter. Come avrebbecantatoBattisti: "Chiamale se vuoi … emozioni".